ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE
CHRISTUS VIVIT
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
AI GIOVANI E A TUTTO IL POPOLO DI DIO
ESORTAZIONE APOSTOLICA
GAUDETE ET EXSULTATE
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
SULLA CHIAMATA ALLA SANTITÀ NEL MONDO CONTEMPORANEO
ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE
AMORIS LAETITIA
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
AI VESCOVI - AI PRESBITERI E AI DIACONI - ALLE PERSONE CONSACRATE - AGLI SPOSI CRISTIANI E A TUTTI I FEDELI LAICI
SULL'AMORE NELLA FAMIGLIA
Lettera Pastorale 2019
Lettera Pastorale per la Quaresima 2019
LA PARROCCHIA
Via Crucis 2020
Con riflessioni di don Tonino Bello
La croce è per noi il ricordo della passione, morte e risurrezione del Signore nostro Gesù Cristo. Segno di dolore e di apparente sconfitta, ma è soprattutto segno di vittoria sul male e sulla morte, segno dell'amore di Gesù per noi. Gesù. Figlio di Dio, proprio morendo sulla croce ci dimostra il suo amore e l'amore del Padre che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito. Anche noi, come i cristiani di ogni tempo, mettiamoci in cammino dietro la Croce, per trovare in Gesù, morto e risorto per noi, vita nuova e benedizione.
I Stazione
Gesù è condannato a morte
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo secondo Luca
"Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: "Crocifiggilo, crocifiggilo!". Ed egli, per la terza volta, disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò". Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà" (Luca 23, 20-25).
Riflessione
A voi che non contate nulla agli occhi degli uomini, ma che davanti agli occhi di Dio siete grandi, coraggio! Dio non fa graduatorie. Non sempre si lascia incantare da chi sa parlare meglio. Non sempre, rispetto al sospiri dignitosi dei povero, dà la precedenza al canto gregoriano che risuona nelle chiese. Non sempre si fa sedurre dal profumo dell'incenso, più di quanto non si accorga del tanfo che sale dai sotterranei della storia.
(breve pausa di silenzio)
C. Dio onnipotente ed eterno, che hai rinnovato il mondo con la gloriosa morte e risurrezione del tuo Cristo, conserva in noi l'opera della tua misericordia, perché la partecipazione a questo grande mistero del tuo amore ci consacri per sempre al tuo servizio. Per Cristo nostro Signore. Amen.
II Stazione
Gesù prende la croce
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal Vangelo secondo Giovanni
"Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù nel mezzo" (Giovanni 19, 17-18).
Riflessione
La croce l'abbiamo inquadrata nella cornice della sapienza umana e nel telaio della sublimità di parola. L'abbiamo attaccata con riverenza alle pareti di casa nostra, ma non ce la siamo piantata nel cuore. Pende dal nostro collo, ma non pende sulle nostre scelte. Le rivolgiamo inchini e incensazioni in chiesa, ma ci manteniamo agli antipodi della sua logica. L'abbiamo isolata, sia pure con tutti i riguardi che merita.
(breve pausa di silenzio)
C. Signore, tu che hai detto: "Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero", aiutaci ad accoglierlo nella nostra storia.
III Stazione
Gesù cade la prima volta
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal libro delle Lamentazioni 3, 1-66
Io sono l'uomo che ha provato la miseria sotto la sferza della sua ira. Egli mi ha guidato, mi ha fatto camminare nelle tenebre e non nella luce. Solo contro di me egli ha volto e rivolto la sua mano tutto il giorno. Egli ha consumato la mia carne e la mia pelle, ha spezzato le mie ossa. Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra, ha ostruito i miei sentieri…
Riflessione
Dal deserto del digiuno e dalla tentazione fino al monte Calvario, Gesù passa attraverso le strade scoscese di questa terra. E quando arriva ai primi tornanti del Calvario, non cerca deviazioni di comodo, ma vi si inerpica fino alla croce.
Sì, la pace, prima che traguardo, è cammino. E per giunta, cammino in salita. Vuol dire, allora, che ha le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni. Forse anche le sue soste.
(breve pausa di silenzio)
C. Signore, donaci di ripetere sempre con te: "Padre, non sia fatta la mia, ma la tua volontà".
IV Stazione
Gesù incontra sua madre
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo secondo Luca
"Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: "Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Luca 2, 34-35).
Riflessione
Nessun linguaggio umano deve essere stato così pregnante come quello di Maria. Fatto di monosillabi, veloci come un sì. O di sussurri, brevi come un fiat. O di abbandoni, totali come un Amen. O di riverberi biblici, ricuciti dal filo di una sapienza antica, alimentata da fecondi silenzi.
(breve pausa di silenzio)
C. Maria, aiutaci, perché nella brevità di un sì, detto all'Unico, ci sia dolce perderci.
V Stazione
Gesù è aiutato da Simone di Cirene
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo secondo Marco
"Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio" (Marco 15, 21-22).
Riflessione
L'amore per Cristo che non abbia il marchio della totalità è ambiguo, il part-time non è ammissibile. Il "servizio a ore", in cui magari per ogni eccedenza chiediamo compensi maggiorati come un operaio che esige lo straordinario, sa di mercificazione. In concreto, innamorarsi di Gesù Cristo vuol dire conoscenza profonda di lui, assimilazione del suo pensiero, accoglimento senza sconti delle esigenze radicali del Vangelo.
(breve pausa di silenzio)
C. Donaci, Signore, di non sentirci costretti nell'aiutarti a portare la croce.
VI Stazione
La Veronica asciuga il volto di Gesù
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal libro del profeta Isaia
"Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappa-vano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso" (Isaia 50, 6-7).
Riflessione
Eccoci, Signore, davanti a te. Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato. Ma se ci sentiamo sfiniti non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto o abbiamo coperto chissà quali interminabili rettilinei. E' perché, purtroppo, molti passi li abbiamo consumati sui viottoli nostri, e non sui tuoi sentieri, seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera, e non le indicazioni della tua Parola.
(breve pausa di silenzio)
C. Grazie, Signore, perché ci conservi nel tuo amore, e non ti sei ancora stancato delle nostre povertà.
VII Stazione
Gesù cade la seconda volta
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dalla prima lettera di Pietro
"Oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia" (1 Pietro 2, 23-24).
Riflessione
Stare con Gesù significa mettere il Vangelo al centro della nostra vita personale e comunitaria. Lasciarsi contaminare inguaribilmente dallasperanza della risurrezione. Affrontare le tribolazioni, il dolore e perfino la morte, sapendo che verranno giorni in cui "non ci sarà né lutto né pianto", e tutte le lacrime saranno asciugate dal volto degli uomini.
(breve pausa di silenzio)
C. Signore, quando ci sentiamo feriti nell'amore, fa' che ricordiamo le tue parole: "Imparate da me che sono mite e umile di cuore".
VIII Stazione
Gesù incontra le donne di Gerusalemme
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
"Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?"(Luca 23, 27-28. 31).
Riflessione
Coraggio, fratello che soffri. Non angosciarti tu che, per un tracollo improvviso, vedi i tuoi beni pignorati, i tuoi progetti in frantumi, le tue fatiche distrutte. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Coraggio!La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria".
(breve pausa di silenzio)
C. O Signore, la visione del tuo volto ci aiuti a rientrare in noi stessi e a piangere sinceramente sui nostri peccati.
IX Stazione
Gesù cade la terza volta
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal libro del profeta Isaia
"Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte al suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte" (Isaia 53, 7-8b).
Riflessione
Un giorno, quando avrete finito di percorrere la mulattiera del calvario e avrete sperimentato come Cristo l'agonia del patibolo, si squarceranno da cima a fondo i veli che avvolgono il tempio della storia, e finalmente saprete che la vostra vita non è stata inutile. Che il vostro dolore ha alimentato l'economia sommersa della grazia. Che il vostro martirio non è stato assurdo, ma ha ingrossato il fiume della redenzione raggiungendo i più remoti angoli della terra.
(breve pausa di silenzio)
C. Aiutaci, Signore, a capire che la nostra storia crocifissa è già impregnata di risurrezione.
X Stazione
Gesù è spogliato delle vesti
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Salmo 22
"Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di malvagi; hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte" (Salmo 22, 17-19).
Riflessione
"Chi sta alla tavola dell'eucaristia deve "deporre le vesti". Le vesti del tornaconto, del calcolo, dell'interesse personale, per assumere la nudità della comunione. Deporre le vesti della ricchezza, del lusso, dello spreco, della mentalità borghese, per indossare le trasparenze della modestia, della semplicità, della leggerezza. Dobbiamo abbandonare i segni del potere, per conservare il potere dei segni.
(breve pausa di silenzio)
C. Dacci, Signore, di divenire compagni di tutti coloro che rimangono indietro o sono scavalcati dagli altri.
XI Stazione
Gesù è inchiodato sulla croce
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo secondo Luca
"Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno". Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. C'era anche una scritta, sopra il suo capo: "Questi è il re dei Giudei" (Luca 23, 33-34. 38).
Riflessione
Non sfugge a nessuno che stiamo vivendo giorni quali ci sembrava di non dover vivere mai. Perfino ad attardarsi sulla rievocazione delle violenze si dà l'impressione di essere stancamente ripetitivi. La situazione internazionale, gli eccidi, gli spettacoli della fame ci sfilano davanti agli occhi come grondaie inconsumabili, e si ha la tentazione di pensare a situazioni senza sbocco. La nostra coscienza morale esce schiacciata da questa temperie di dolore. E' il tempo del torchio. Il nostro animo si gonfia di turbamento. Siamo presi dallo sconforto.
(breve pausa di silenzio)
C. Metti in noi, Signore, la convinzione dell'amore infinito che perdona.
XII Stazione
Gesù muore in croce
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo secondo Giovanni
"Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: "Ho sete". Vi era lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse:"Tutto è compiuto!". E chinato il capo, spirò" (Giovanni 19, 28-30).
Riflessione
"Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio". Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell'uomo. "Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio", solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da parte di Dio. La mia, la tua, le nostre croci sono provvisorie.
"Collocazione provvisoria"
Nel Duomo vecchio di Molfetta (Bari) c'è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco in attesa di sistemarlo definitivamente l'ha addossato alla parete della sagrestia, e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: "Collocazione provvisoria".
La scritta mi è parsa provvidenzialmente ispirata. "Collocazione provvisoria": penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.
Coraggio allora, tu che soffri. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi il calice amaro dell'abbandono. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non angosciarti, tu che per un tracollo improvviso vedi i tuoi progetti in frantumi, le tue fatiche distrutte. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.
Coraggio. La tua croce è sempre "collocazione provvisoria".
Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce.
C'è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Forse è la frase più scura di tutta la bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario c'è divieto assoluto di parcheggio Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci.
Coraggio, fratello che soffri. C'è anche per te una deposizione della croce. C'è anche per te una pietà sovraumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Coraggio. Mancano pochi istanti alle tre del pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.
(breve pausa di silenzio)
C. Gesù, aiutaci a vedere anche nelle nostre croci, e nella stessa croce, un mezzo per ricambiare il tuo amore.
XIII Stazione
Gesù è deposto dalla croce
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo secondo Giovanni
"Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù, e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia, e subito ne uscì sangue e acqua" (Giovanni 19, 31-34).
Riflessione
E' vero che ogni cristiano deve accogliere la sua croce, ma deve anche schiodare tutti coloro che vi sono appesi. Anche noi oggi siamo chiamati a un compito di portata storica: "Sciogliere le catene inique, togliere i legami dal giogo, rimandare liberi gli oppressi" (Isaia 58, 6).
(breve pausa di silenzio)
C. Signore, insegnaci a vedere oltre la croce la gioia, oltre la morte la vita.
XIV Stazione
Gesù è posto nel sepolcro
C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.
T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.
Dal vangelo secondo Giovanni
"Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino, e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino" (Giovanni 20, 41-42).
Riflessione
Coraggio, comunque! Noi credenti, nonostante tutto, possiamo contare sulla Pasqua. E sulla Domenica, che è l'edizione settimanale della Pasqua. Essa è il giorno dei macigni che rotolano via dall'imboccatura dei sepolcri. E' l'intreccio di annunci di liberazione, portati da donne ansimanti dopo lunghe corse sull'erba. E' l'incontro di compagni trafelati sulla strada polverosa. E' il tripudio di una notizia che si temeva non potesse giungere più e che invece corre di bocca in bocca ricreando rapporti nuovi tra vecchi amici. E' la gioia delle apparizioni del Risorto che scatena abbracci nel cenacolo. E' la festa degli ex delusi della vita, nel cui cuore all'improvviso dilaga la speranza.
"Angeli con un'ala soltanto"
Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.
Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un'ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.
A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia un'ala soltanto. L'altra, la tieni nascosta: forse per farmi capire che anche tu non vuoi volare senza di me. Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami, allora, a librarmi con te. Perché vivere non è "trascinare la vita", non è "rosicchiare la vita"...
Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all'ebbrezza del vento. Vivere è assaporare l'avventura della libertà. Vivere è stendere l'ala, l'unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te!
(breve pausa di silenzio)
C. Mio Signore e mio Dio, credo alla tua risurrezione e voglio vivere alla tua presenza per non considerarmi mai solo e abbandonato. Scenda, o Padre, la tua benedizione su di noi che abbiamo commemorato la passione e morte del tuo Figlio nella speranza di risorgere con Lui.
Venga il perdono e la consolazione, si accresca la fede, si rafforzi la certezza della redenzione eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen.
La segnaletica del Calvario
dagli scritti di don Tonino Bello...
Miei cari fratelli, sulle grandi arterie, oltre alle frecce giganti collocate agli incroci, ce ne sono ogni tanto delle altre, di piccole dimensioni, che indicano snodi secondari. Ora, per noi che corriamo distratti sulle corsie preferenziali di un cristianesimo fin troppo accomodante e troppo poco coerente, quali sono le frecce stradali che invitano a rallentare la corsa per imboccare l’unica carreggiata credibile, quella che conduce sulla vetta del Golgota? Ve ne dico tre. Ma bisogna fare attenzione, perché si vedono appena.
La freccia dell’accoglienza.
E’ una deviazione difficile, che richiede abilità di manovra, ma che porta dritto al cuore del Crocifisso. Accogliere il fratello come un dono. Non come un rivale. Un pretenzioso che vuole scavalcarmi. Un possibile concorrente da tenere sotto controllo perché non mi faccia le scarpe. Accogliere il fratello con tutti i suoi bagagli, compreso il bagaglio più difficile da far passare alla dogana del nostro egoismo: la sua carta d’identità! Si, perché non ci vuole molto ad accettare il prossimo senza nome, o senza contorni, o senza fisionomia. Ma occorre una gran fatica per accettare quello che è iscritto all’anagrafe del mio quartiere o che abita di fronte a casa mia. Coraggio! Il Cristianesimo è la religione dei nomi propri, non delle essenze. Dei volti concreti, non degli ectoplasmi. Del prossimo in carne ed ossa con cui confrontarsi, e non delle astrazioni volontaristiche con cui crogiolarsi.
La freccia della riconciliazione.
Ci indica il cavalcavia sul quale sono fermi, a fare autostop, i nostri nemici. E noi dobbiamo assolutamente frenare. Per dare un passaggio al fratello che abbiamo ostracizzato dai nostri affetti. Per stringere la mano alla gente con cui abbiamo rotto il dialogo. Per porgere aiuto al prossimo col quale abbiamo categoricamente deciso di archiviare ogni tipo di rapporto. E’ sulla rampa del perdono che vengono collaudati il motore e la carrozzeria della nostra esistenza cristiana. E’ su questa scarpata che siamo chiamati a vincere la pendenza del nostro egoismo ed a misurare la nostra fedeltà al mistero della croce.
La freccia della comunione.
Al Golgota si va in corteo, come ci andò Gesù. Non da soli. Pregando, lottando, soffrendo con gli altri. Non con arrampicate solitarie, ma solidarizzando con gli altri che, proprio per avanzare insieme, si danno delle norme, dei progetti, delle regole precise, a cui bisogna sottostare da parte di tutti. Se no, si rompe qualcosa. Non il cristallo di una virtù che, al limite, con una confessione si può anche ricomporre. Ma il tessuto di una comunione che, una volta lacerata, richiederà tempi lunghi per pazienti ricuciture. Il Signore ci conceda la grazia di discernere, al momento giusto, sulla circonvallazione del Calvario, le frecce che segnalano il percorso della Via Crucis. Che è l’unico percorso di salvezza.
LECTIO DIVINA
Domenica, 05 Aprile, 2020
Domenica delle Palme
Lectio Divina:
Dalla Lettera di San Paolo ai Filippesi 2,6-11
La seconda lettura è tratta dalla lettera ai Filippesi
Diamo perciò alcune indicazioni che ci introducono a questa lettera:
La città di Filippi si trova nella Macedonia sud-orientale, ai piedi del monte Hemos. Fu fondata nel IV secolo a.C. con in nome di Crenides (sorgenti). Verso il 360 il re di Macedonia, Filippo II, ne fece una città fortificata per controllare i movimenti dei Traci e le diede il proprio nome.
Nel 42 a.C. presso Filippi ebbe luogo la celebre battaglia in cui Antonio e Ottaviano sconfissero gli uccisori di Cesare. In quell'occasione divenne colonia romana e vi giunsero poi diversi contingenti di veterani, che resero preponderante la presenza latina all'interno della città.
Paolo giunse a Filippi con Timoteo e Sila verso la fine del 49 d.C.. Secondo la narrazione degli Atti fu la prima città europea ad essere evangelizzata. La comunità di Filippi era formata quasi esclusivamente da ex-pagani, con un'importante presenza femminile. La lettera ai Filippesi fu scritta mentre Paolo era in prigionia, probabilmente ad Efeso, attorno agli anni 52-54.
La missiva è piuttosto breve e non sembra originata da problemi molto stringenti. Vi sono sì degli avversari di Paolo che a Filippi predicano la circoncisione e l'osservanza della Legge, ma i versetti a loro dedicati sono troppo pochi perché si possa comprendere a fondo la questione. Nella lettera prevalgono invece le notizie riguardanti Paolo, l'inno Cristologico (che leggiamo oggi) e alcune esortazioni riguardanti la vita che i Filippesi devono condurre in Cristo.
Cristo Gesù, 6 pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio,: Il brano che leggiamo oggi è conosciuto anche come Inno Cristologico di Filippesi. Con tutta probabilità era un inno già diffuso tra le comunità cristiane e Paolo lo inserisce nella sua lettera, quando al capitolo 2 esorta i Filippesi a non agire per rivalità o vanagloria ma ad avere in sé gli stessi sentimenti di Cristo (Fil 2,5). Nell'inno si ritrovano diversi termini presenti nella prima parte del capitolo (che leggeremo tra qualche domenica) e servono da collegamento tra l'esempio di Cristo e l'atteggiamento che i Filippesi devono assumere.
La prima cosa che si afferma di Gesù in questo inno è che egli aveva forma di Dio. Il termine forma non riguarda il carattere specifico di Gesù, ma si tratta di un termine che fa coppia con quello usato nel versetto seguente: forma di servo. Sottolinea così il paradosso del gesto libero e volontario con cui Gesù vi ha rinunciato. La forma di Dio, che giustamente è stato tradotto con condizione di Dio, comporta dominio, autorità e dignità. Gesù non ha voluto sfruttare a suo vantaggio queste sue prerogative.
7ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo,
In quale modo ha rinunciato alle prerogative della condizione di Dio? Svuotando se stesso, mettendo da parte gli attributi divini che non erano compatibili con la realtà dell'incarnazione. Questo svuotamento è servito dunque per assumere la condizione di servo, l'esatto opposto della condizione di Dio. Durante la sua vita terrena egli non volle comportarsi come Dio e signore degli uomini, ma come servo, privo di ogni dignità, autorità e potere, completamente dedito all'umile servizio degli altri. Il riferimento al servo ci porta al Servo di JHWH di cui si parla in Isaia 52,13-53,12 che sopporta la sofferenza per riconciliare gli uomini tra di loro e con Dio. (JHWH è il modo con cui viene scritto nell'AT il nome di Dio, Jahwè. Poiché gli ebrei nella lettura della Bibbia non lo leggono, ma dicono il Nome o il Signore, anche noi siamo invitati a mantenere un certo rispetto nel pronunciare e scrivere il nome di Dio).
7diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, 8umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.
In questa seconda parte del versetto 7 l'autore cerca di esprimere l'evento dell'incarnazione. Gesù è divenuto simile agli uomini, ma non solo: è stato riconosciuto in tutto e per tutto come un uomo. Non solo: in mezzo agli uomini egli si è ulteriormente umiliato, ha portato il suo svuotamento fino in fondo. In cosa è consistito questo svuotamento totale? Nella rinuncia a sentimenti di vanità, ambizione, autoesaltazione propri dell'essere umano. Egli piuttosto ha assunto una ferma e risoluta mitezza, aliena da ogni violenza, propria del servo di JHWH.
Il farsi obbediente fino alla morte quindi non è solo la descrizione di un itinerario che lo ha portato alla morte, ma un atteggiamento costante, che ha caratterizzato l'obbedienza e la mitezza di Gesù per tutta la sua vita. Gesù è arrivato alla morte, ma non solo. E' arrivato alla morte di croce. Gli Efesini, molti dei quali avevano cittadinanza romana, sapevano che la morte di croce era l'umiliazione più degradante, il colmo dell'abiezione.
9Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome,
L'inno trova qui uno spiraglio. Gesù è sceso al punto più basso, ma ora è il momento di parlare della sua esaltazione. Il linguaggio conciso e serrato dei versetti precedenti diventa ampio e ridondante. Il soggetto cambia. Non è più Gesù bensì Dio, il Padre. Proprio perché Cristo ha accettato di umiliarsi fino in fondo, il Padre lo ha esaltato. Inoltre Dio Padre gli ha donato, letteralmente lo ha gratificato, con un nome che è al di sopra di tutti gli altri, cioè il suo stesso nome JHWH, che in greco si traduce Kyrios. Lo statuto di Kyrios comporta la suprema dignità e la sovranità assoluta su tutto quello che esiste in cielo e in terra. Proprio Gesù che non ha voluto avvalersi del vantaggio della sua condizione divina, riceve in dono da Dio la dignità suprema di Dio stesso.
10perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra,
Gesù viene esaltato perché davanti al suo nome ogni creatura si prostri in adorazione. Il nome è quello che gli è stato dato da Dio. Questo versetto attua la profezia di Is 45,23 (traduzione dei Settanta).
L'autore precisa la collocazione di tutte le creature: nei cieli, sulla terra e sotto terra, per evidenziare l'universalità di questa adorazione.
11e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.
L'inno raggiunge il massimo in questo versetto. Ogni lingua proclamerà che Gesù è Dio, è il Signore, il Kyrios per eccellenza. Gesù che durante la sua esistenza terrena ha voluto toccare il fondo dello svuotamento e dell'umiliazione, è stato innalzato alla suprema dignità.
Al termine abbiamo poi l'espressione: a gloria di Dio Padre. Con queste parole si vuole affermare che Gesù Cristo Signore non è il sostituto né un concorrente di Dio, in quanto la confessione della signoria di Cristo ritorna alla fine a gloria di Dio Padre. Questa dossologia serve anche a chiusura di tutto l'inno.
Meditiamo
- Quali sentimenti suscita in me il sostare davanti al Crocifisso?
- In quali occasioni anche io ho rinunciato a qualche privilegio per vivere l'umiltà di Gesù?
- Cosa significa per me adorare Gesù Cristo, il servo che si è umiliato ed è stato esaltato?
LECTIO DIVINA
Domenica, 29 Marzo, 2020
Tempo di Quaresima V Domenica
Lectio Divina:
Giovanni 11,1-45
1. Orazione iniziale
Signore Gesù, invia il tuo Spirito, affinché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con cui Tu la leggesti ai discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu gli aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e morte.
Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella Creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e nei sofferenti. La tua parola ci orienti affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo lo chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre ed inviato il tuo Spirito. Amen.
2. Lettura
a) Una chiave di lettura:
Leggiamo il testo che descrive la risurrezione di Lazzaro. Durante la lettura, cerca di seguire il gruppo, i discepoli e le discepole che seguono Gesù dalla Galilea fino a Betània. Devi seguire con attenzione tutti gli eventi, dal momento dell’annuncio della malattia del fratello che Marta e Maria invieranno a Gesù che si trova in Galilea fino alla risurrezione di Lazzaro.
b) Una divisione del testo per aiutare la lettura:
Gv 11,1-16: Gesù riceve l’avviso e torna a Betània per risuscitare Lazzaro
Gv 11,17-31: L’incontro di Gesù con le due sorelle e la professione di fede di Marta
Gv 11,32-45: Il gran segno della risurrezione di Lazzaro
c) Il testo:
1-16: Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. Maria era quella che aveva cosparso d’olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato». All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbi, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è addormentato, guarirà». Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
17-31: Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là».
32-45: Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profonda-mente, si turbò e disse: «Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?». Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.
3. Un momento di silenzio orante
perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.
4. Alcune domande
per aiutarci nella meditazione.
a) Che cosa ha attirato di più la tua attenzione in tutto quest’episodio narrato con tanti dettagli? Perché?
b) Qual è il punto centrale e più importante di tutto quello che il testo ci racconta? Perché?
c) Quali gli atteggiamenti dei discepoli? Che cosa dicono e fanno?
d) Quali gli atteggiamenti di Marta e di Maria? Che cosa dicono e fanno?
e) Quali gli atteggiamenti dei giudei? Che cosa dicono, fanno e pianificano?
f) Con chi t’identifichi di più: con i discepoli, con le sorelle, con i giudei, o con nessuno di loro?
5. Una chiave di lettura
per quelli che vogliono approfondire di più l’argomento.
a) La differenza tra il vangelo di Giovanni e gli altri tre vangeli:
* Un paragone per capire queste differenze. Fotografia e Raggio-X. Dinanzi a un tramonto, rimani meravigliato dalla bellezza della natura. Tu vedi e contempli quello che gli occhi guardano. E' la Fotografia! Accanto a te, una tua amica ti dice: "Hai visto come quella piccola nuvola cambia in un colore ancora più profondo! Così è la nostra amicizia!" Lei ha visto di più di quello che gli occhi guardavano. È il Raggio-X. L’amore vicendevole e la fede nell’altro hanno ampliato la sua visione. Così è il vangelo di Giovanni, il Vangelo del Discepolo Amato. Lui c’insegna come leggere gli altri vangeli e a scoprire in essi una dimensione più profonda. Gli altri tre vangeli scattano la fotografia dei miracoli. Giovanni scatta il Raggio-X, rivelando il suo senso profondo e divino, quel che la sola fede vede per mezzo dello Spirito (Gv 14,26; 16,19).
* Per esempio, i sinottici menzionano vent'otto miracoli distinti. Giovanni ne menziona appena sette e gli chiama "Segni". Di questi sette, appena tre s’incontrano nei sinottici. Gli altri quattro sono esclusivi di Giovanni: nozze di Cana (Gv 2,1-11), guarigione di un paralitico alla piscina di Siloe (Gv 5,1-9), guarigione di un cieco nato (Gv 9,1-7) e la risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-44). Nel modo in cui descrive questi "segni", Giovanni fa’ molto di più che raccontare semplicemente miracoli. Lui amplia i fatti di modo che loro possano manifestare Gesù come la rivelazione del Padre. Il vangelo di Giovanni cerca di chiarire la frase di Gesù: "Chi ha visto me, ha visto il Padre" (Gv 14,9). Quando mettiamo in controluce la radiografia di Gesù fatta dal vangelo di Giovanni, vediamo il volto del Padre.
b) La narrazione della risurrezione di Lazzaro nell'insieme del Vangelo di Giovanni:
* Lo schema dei sette segni:
1º Segno: nozze di Cana (Gv 2,1-12)
2º Segno: cura del figlio del funzionario (Gv 4,46-54)
3º Segno: cura del paralitico (Gv 5,1-18)
4º Segno: moltiplicazione dei pani (Gv 6,1-15)
5º Segno: Gesù cammina sulle acque (Gv 6,16-21)
6º Segno: cura del cieco (Gv 9,1-40)
7º Segno: risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-44)
Il gran segno è l’ORA della glorificazione di Gesù
* I sette segni sono sette prefigurazioni della glorificazione di Gesù che avverrà nell’Ora della sua passione, morte e risurrezione. Ogni segno simboleggia un aspetto del significato della passione, morte e risurrezione di Gesù per la nostra vita. È "meditando giorno e notte" attraverso la Lectio Divina o la Lettura Orante, che scopriremo questo significato, arricchendo, con esso, la nostra vita.
* La risurrezione di Lazzaro, il settimo segno, apre la strada per l’arrivo dell’Ora, della glorificazione, che avviene attraverso la morte (Gv 12,23; 17,1). Una delle cause della condanna di Gesù sarà la risurrezione di Lazzaro (Gv 11,50; 12,10). Così, il settimo segno sarà per manifestare la gloria di Dio (Gv 11,4): "Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa sia glorificato il Figlio di Dio!" (Gv 11,4) I discepoli non possono capire (Gv 11,6-8). Ma anche se non capiscono, sono disposti ad andare e morire con Gesù (Gv 11,16). La loro comprensione è scarsa, ma la fede è giusta.
c) Il significato della risurrezione di Lazzaro:
* A Betània: Tutto avviene a Betània, un piccolo paese ai piedi del Monte degli Ulivi, vicino a Gerusalemme. In questa narrazione, la famiglia di Lazzaro, dove a Gesù piaceva essere ospitato, è lo specchio delle comunità del Discepolo Amato della fine del primo secolo. Specchio anche delle nostre comunità. Betània vuol dire "Casa dei Poveri". Marta vuol dire "Signora" (coordinatrice): una donna coordinava la comunità. Lazzaro significa "Dio aiuta ": la comunità povera che tutto attendeva da Dio. Maria significa "amata di Javeh": immagine della comunità. La narrazione della risurrezione di Lazzaro vuole comunicare questa certezza: Gesù porta la vita alla comunità dei poveri; Lui è sorgente di vita per coloro che credono in lui.
* Tra la vita e la morte: Lazzaro è morto. Molti giudei sono a casa di Marta e Maria a consolarle per la perdita del fratello. I rappresentanti dell’Antica Alleanza non portano la vita nuova. Consolano appena. Gesù è colui che porterà la vita nuova! Nel vangelo di Giovanni, i giudei sono anche gli avversari che vogliono uccidere Gesù (Gv 10,31). Cosicché, da una parte, la minaccia di morte contro Gesù! Dall’altra parte, Gesù che arriva per vincere la morte! È in questo contesto di conflitto tra vita e morte, che si realizzerà il settimo segno della risurrezione di Lazzaro, la vittoria sulla morte.
* Due modi di credere nella risurrezione: Il punto centrale è il confronto tra l’antico modo di credere nella risurrezione che avviene solo alla fine dei tempi, e quella nuova portata da Gesù, che, fin da adesso, vince la morte. Marta, i farisei e la maggioranza del popolo credeva già alla Risurrezione (At 23,6-10; Mc 12,18). Credevano, ma non la rivelavano, poiché era fede in una risurrezione che sarebbe avvenuta solo alla fine dei tempi e non nella risurrezione presente della storia, qui e adesso. Quella non rinnovava la vita. Mancava fare un salto. La vita nuova della risurrezione apparirà con Gesù.
* La professione di fede in Gesù è professione di fede nella vita: Gesù sfida Marta a fare questo salto. Non basta credere nella risurrezione che avverrà alla fine dei tempi, ma si deve credere che la Risurrezione sia già presente oggi nella persona di Gesù e in quelli che credono in lui. Su questi la morte non ha più alcun potere, perché Gesù è la "risurrezione e la vita". Pertanto, Marta, anche senza vedere il segno concreto della risurrezione di Lazzaro, confessa la sua fede: "Sì, Signore. Io ho creduto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, quello che deve venire nel mondo."
* Umano, molto umano, uguale a noi in tutto: Dopo la professione di fede, Marta va a chiamare Maria, sua sorella. Maria va incontro a Gesù che si trovava nello stesso posto, dove Marta lo aveva incontrato. Lei ripete la stessa frase di Marta: " Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto." (Gv 11,21). Maria piange, tutti piangono. Gesù si commuove. Quando i poveri piangono, Gesù si emoziona e piange. Dinanzi al pianto di Gesù, gli altri concludono: "Vedi come l'amava!" Questa è la caratteristica delle comunità del Discepolo Amato: l’amore mutuo tra Gesù e i membri della comunità. Alcuni ancora non credono e dubitano: "Non poteva costui, che ha aperto gli occhi del cieco, fare che questi non morisse?" Per la terza volta Gesù si commuove (Gv 11,33.35.38). È così che Giovanni mette l'accento sull’umanità di Gesù contro quelli che, alla fine del primo secolo, spiritualizzavano la fede e negavano l’umanità di Gesù.
* A noi resta togliere la pietra affinché Dio ci ridoni la vita: Gesù ordina di togliere la pietra. Marta reagisce: "Signore, già puzza... è di quattro giorni!" Ancora una volta, Gesù la sfida richiamandola alla fede nella risurrezione, qui e adesso, come un segno della gloria di Dio: "Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?" Rimossero la pietra. Dinanzi al sepolcro aperto e dinanzi all’incredulità delle persone, Gesù si rivolge al Padre. Nella sua preghiera, per primo, ringrazia: "Padre, ti ringrazio di avermi ascoltato. Sapevo bene che tu sempre mi ascolti". Il Padre di Gesù è lo stesso Dio che sempre ascolta il grido del povero (Es 2,24: 3,7). Gesù conosce il Padre e confida in lui. Ma adesso lui chiede un segno a causa della folla che lo circonda, affinché possa credere che lui, Gesù, è l’inviato dal Padre. Dopo, grida ad alta voce: "Lazzaro, vieni fuori!" E Lazzaro viene fuori. È il trionfo della vita sulla morte, della fede sull’incredulità! Un agricoltore dall’interno del Brasile ha fatto il seguente commento: "A noi tocca rimuovere la pietra! E così Dio risuscita la comunità. C’è gente che non vuole rimuovere la pietra, e per questo nella loro comunità non c’è vita!"
6. Salmo 16 (15)
Dio è la nostra eredità per sempre
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene».
Per i santi, che sono sulla terra,
uomini nobili, è tutto il mio amore.
Si affrettino altri a costruire idoli:
io non spanderò le loro libazioni di sangue
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
7. Orazione Finale
Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua parola che ci ha fatto comprendere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello, che la Tua Parola ci ha mostrato. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola, Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.
LECTIO DIVINA
Domenica, 22 Marzo, 2020
Tempo di Quaresima IV Domenica
Lectio Divina:
Giovanni 9,1-41
1. Orazione iniziale
Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.
2. Lettura
a) Chiave di lettura:
Il testo del Vangelo di questa quarta domenica di quaresima ci invita a meditare la storia della guarigione di un cieco nato. E’ un testo ridotto, ma molto vivo. Abbiamo qui un esempio concreto di come il Quarto Vangelo rivela il senso profondo nascosto nei fatti della vita di Gesù. La storia della guarigione del cieco ci aiuta ad aprire gli occhi sull’immagine di Gesù che ognuno di noi porta in sé. Molte volte, nella nostra testa, c’è un Gesù che sembra un re glorioso, distante dalla vita del popolo! Nei Vangeli, Gesù appare come un Servo dei poveri, amico dei peccatori. L’immagine del Messia-Re, che avevano in mente i farisei ci impediva di riconoscere in Gesù il Messia-Servo. Durante la lettura, cerchiamo di prestare attenzione a due cose: (i) nel modo esperto e libero con cui il cieco reagisce davanti alle provocazioni delle autorità, e (ii) nel modo in cui lui stesso, il cieco, apre gli occhi rispetto a Gesù.
b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:
Giovanni 9,1-5: La cecità dinanzi al male che esiste nel mondo
Giovanni 9,6-7: Il segnale dell’ “Inviato di Dio” che provocherà diverse reazioni
Giovanni 9,8-13: La reazione dei vicini
Giovanni 9,14-17: La reazione dei farisei
Giovanni 9,18-23: La reazione dei genitori
Giovanni 9,24-34: La sentenza finale dei farisei
Giovanni 9,35-38: L’atteggiamento finale del cieco nato
Giovanni 9,39-41: Una riflessione conclusiva
c) Il testo:
1Passando vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. 4Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. 5Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».
6Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. 8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». 9Alcuni dicevano: «E' lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov'è questo tale?». Rispose: «Non lo so». 13Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c'era dissenso tra di loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «E' un profeta!». 18Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «E' questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; 21come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età, chiedetelo a lui!». 24Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore». 25Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori. 35Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui». 38Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. 39Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi». 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».
3. Momento di silenzio orante
perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.
4. Alcune domande
per aiutarci nella meditazione e nella orazione.
a) Quale è la parte di questo testo che mi ha maggiormente colpito? Perché?
b) Dice il proverbio popolare: “Non c’è peggior cieco di colui che non vuol vedere!” Come appare questo nella conversazione tra il cieco ed i farisei?
c) Quali sono i titoli che Gesù riceve nel testo? Da chi li riceve? Cosa significano?
d) Quale è il titolo che più mi attira? Perché? Ossia, quale è l’immagine di Gesù che ho in testa e che porto nel cuore? Da dove viene questa immagine?
e) Come pulire gli occhi per arrivare al vero Gesù dei Vangeli?
5. Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il testo
a) Contesto in cui fu scritto il Vangelo di Giovanni:
Meditando la storia della guarigione del cieco, è bene ricordare il contesto delle comunità cristiane in Asia Minore verso la fine del primo secolo, per le quali è stato scritto il Vangelo di Giovanni e che si identificavano con il cieco e con la sua guarigione. Loro stesse, a causa di una visione legalista della Legge di Dio, erano cieche fin dalla nascita. Ma, come avvenne per il cieco, anche loro riuscirono a vedere la presenza di Dio nella persona di Gesù di Nazaret e si convertirono. E’ stato un processo doloroso! Nella descrizione delle tappe e dei conflitti della guarigione del cieco, l’autore del Quarto Vangelo evoca il percorso spirituale delle comunità, dalla oscurità della cecità fino alla piena luce della fede illuminata da Gesù.
b) Commento del testo:
Giovanni 9,1-5: La cecità davanti al male che esiste nel mondo
Vedendo il cieco i discepoli chiedono: “Rabbì, chi ha peccato lui o i suoi genitori perché egli nascesse cieco?” In quella epoca, un difetto fisico o una malattia era considerata un castigo di Dio. Associare i difetti fisici al peccato era un modo con cui i sacerdoti dell’Antica Alleanza mantenevano il loro potere sulla coscienza del popolo. Gesù aiuta i discepoli a correggere le loro idee: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio!” Opera di Dio è lo stesso che Segnale di Dio. Quindi, ciò che in quella epoca era segnale di assenza di Dio, sarà segnale della sua presenza luminosa in mezzo a noi. Gesù dice: “Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo.” Il Giorno dei segnali comincia a manifestarsi quando Gesù, “il terzo giorno” (Gv 2,1), realizza il “primo segnale” a Cana (Gv 2,11). Ma il Giorno sta per terminare. La notte sta per giungere, poiché siamo già al “settimo giorno”, il sabato, e la guarigione del cieco è già il sesto segnale (Gv 9,14). La Notte è la morte di Gesù. Il settimo segnale sarà la vittoria sulla morte nella risurrezione di Lazzaro (Gv 11). Nel vangelo di Giovanni ci sono solo sette segnali, miracoli, che annunciano il grande segnale che è la Morte e la Risurrezione di Gesù.
Giovanni 9,6-7. Il segnale di “Inviato di Gesù” che produce diverse reazioni
Gesù sputa per terra, fa del fango con la saliva, spalma il fango sugli occhi del cieco e gli chiede di lavarsi nella piscina di Siloè. L’uomo va e ritorna guarito. E’ questo il segnale! Giovanni commenta dicendo che Siloè significa inviato. Gesù è l’Inviato del Padre che realizza le opere di Dio, i segnali del Padri. Il segnale di questo ‘invio’ è che il cieco comincia a vedere.
Giovanni 9,8-13: La prima reazione: quella dei vicini
Il cieco è molto conosciuto. I vicini rimangono dubbiosi: “Sarà proprio lui? E si chiedono: “Com’è che si aprirono i suoi occhi?” Colui che prima era cieco, testimonia: “Quell’Uomo che si chiama Gesù mi ha aperto gli occhi”. Il fondamento della fede in Gesù è accettare che lui è un essere umano come noi. I vicini si chiedono: “Dov’è?” - “Non lo so!” Loro non rimangono soddisfatti con la risposta del cieco e, per chiarire il tutto, portano l’uomo dinanzi ai farisei, le autorità religiose.
Giovanni 9,14-17: La seconda reazione: quella dei farisei
Quel giorno era un sabato ed il giorno del sabato era proibito curare. Interrogato dai farisei, l’uomo racconta di nuovo tutto. Alcuni farisei, ciechi nella loro osservanza della legge, commentano: “Questo uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato!” E non riuscivano ad ammettere che Gesù potesse essere un segnale di Dio, perché guariscono il cieco un sabato. Ma altri farisei, interpellati dal segnale, rispondono: “Come può un peccatore compiere tali prodigi?” Erano divisi tra loro! E chiesero al cieco: “Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?” E lui dà la sua testimonianza: “E’ un Profeta!”
Giovanni 9,18-23: La terza reazione: quella dei genitori
I farisei, ora chiamati giudei, non credevano che fosse stato cieco. Pensavano che si trattasse di un inganno. Per questo mandarono a chiamare i genitori e chiesero loro: “E’ questo il vostro figlio che voi dite di esser nato cieco? Come mai ora ci vede?” Con molta cautela i genitori risposero: “Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi. Chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui stesso!” La cecità dei farisei dinanzi all’evidenza della guarigione produce timore tra la gente. E colui che professava di avere fede in Gesù Messia era espulso dalla sinagoga. La conversazione con i genitori del cieco rivela la verità, ma le autorità religiose si negano ad accettarla. La loro cecità è maggiore che l’evidenza dei fatti. Loro, che tanto insistevano nell’osservanza della legge, ora non vogliono accettare la legge che dichiara valida la testimonianza di due persone (Gv 8,17).
Giovanni 9,24-34: La sentenza finale dei farisei rispetto a Gesù
Chiamano di nuovo il cieco e dicono: “Dà gloria a Dio. Noi sappiamo che questo uomo è un peccatore.” In questo caso: “dare gloria a Dio” significava: “Chiedi perdono per la menzogna che hai appena detto!” Il cieco aveva detto: “E’ un profeta!” Secondo i farisei avrebbe dovuto dire: “E’ un peccatore!” Ma il cieco è intelligente. E risponde: “Se sia un peccatore non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo!” Contro questo fatto non ci sono argomenti! Di nuovo i farisei chiedono: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?” Il cieco risponde con ironia: “Ve l’ho già detto. Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?” Allora lo insultarono e gli dissero: “Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. Con fine ironia, di nuovo il cieco risponde: “Proprio questo è strano! Che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Dinanzi alla cecità dei farisei, cresce nel cieco la luce della fede. Lui non accetta il raziocinio dei farisei e confessa che Gesù viene dal Padre. Questa professione di fede gli causa l’espulsione dalla sinagoga. Lo stesso succedeva nelle comunità cristiane della fine del primo secolo. Colui che professava la fede in Gesù doveva rompere qualsiasi legame familiare e comunitario. Così succede anche oggi: colui o colei che decide di essere fedele a Gesù corre il pericolo di essere escluso.
Giovanni 9,35-38: L’atteggiamento di fede del cieco dinanzi a Gesù
Gesù non abbandona colui per cui è perseguitato. Quando viene messo al corrente dell’espulsione, ed incontrandosi con l’uomo, lo aiuta a dare un altro passo, invitandolo ad assumere la sua fede e gli chiede: “Tu credi nel Figlio dell’Uomo?” E lui gli risponde: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?” Gli disse Gesù: “Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui”. Il cieco esclama: “Credo, Signore!” E gli si prostra dinanzi. L’atteggiamento di fede del cieco davanti a Gesù è di assoluta fiducia e di totale accettazione. Accetta tutto da Gesù. Ed è questa la fede che sostentava le comunità cristiane dell’Asia verso la fine del primo secolo, e che ci sostiene fino ad oggi.
Giovanni 9,39-41: Una riflessione finale
Il cieco che non vedeva, finisce vedendo meglio dei farisei. Le comunità dell’Asia Minore che prima erano cieche, scoprono la luce. I farisei che pensavano di vedere correttamente, sono più ciechi del cieco nato. Intrappolati nella vecchia osservanza, mentono quando dicono di vedere. Non c’è peggior cieco di colui che non vuole vedere!
c) Allargando la visione:
I Nomi ed i Titoli che Gesù riceve
Lungo la narrazione della guarigione del cieco, l’evangelista registra vari titoli, aggettivi e nomi, che Gesù riceve dalle più svariate persone: dai discepoli, dall’evangelista stesso, dal cieco, dai farisei, da lui stesso. Questo modo di descrivere i fatti della vita di Gesù fa parte della catechesi dell’epoca. Era una forma di aiutare le persone a chiarire le proprie idee rispetto a Gesù ed a definirsi dinanzi a lui. Ecco alcuni di questi nomi, aggettivi e titoli. L’elenco indica la crescita del cieco nella fede e come si chiarisce la sua visione.
* Rabbì (maestro) (Gv. 9,1): i discepoli
* Luce del mondo (Gv 9,5): Gesù
* Inviato (Gv 9,7): l’Evangelista
* Uomo (Gv 9,11): il cieco guarito
* Gesù: (Gv 9,11): il cieco guarito
* Non viene da Dio (Gv 9,16): alcuni farisei
* Profeta (Gv 9,17): il cieco guarito
* Cristo (Gv 9,22): il popolo
* Peccatore (Gv 9,24): alcuni farisei
* Non sappiamo di dove sia (Gv 9,31): il cieco guarito
* Religioso (Gv 9,31): il cieco guarito
* Fa la volontà di Dio (Gv 9,31): il cieco guarito
* Figlio dell’uomo (Gv 9,35): Gesù
* Signore (Gv 9,36): il cieco guarito
* Credo, Signore! (Gv 9,38): il cieco guarito
- Il Nome: “Io SONO”
Per rivelare il significato profondo della guarigione del cieco, il Quarto Vangelo ricorda la frase di Gesù: “Io sono la luce del mondo” (Gv 9,5). In diversi altri luoghi, in risposta alle domande che le persone pongono fino ad oggi rispetto a Gesù: “Chi sei tu?” (Gv 8,25) o “Chi pretendi di essere?” (Gv 8,53), il vangelo di Giovanni ripete questa stessa affermazione “IO SONO”:
* Io sono il pane di vita (Gv 6,34-48)
* Io sono il pane vivo disceso dal cielo (Gv 6,51)
* Io sono la luce del mondo (Gv 8,12; 9,5)
* Io sono la porta (Gv 10, 7.9)
* Io sono il buon pastore (Gv 10,11,25)
* Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25)
* Io sono il cammino, la verità e la vita (Gv 14,6)
* Io sono la vite (Gv 15,1)
* Io sono re (Gv 18,37)
* Io sono (Gv 8,24.27.58)
Questa auto-rivelazione di Gesù raggiunge il suo culmine nella conversazione con i giudei, in cui Gesù afferma: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono” (Gv 8,27). Il nome Io sono è lo stesso che Yavé, nome che Dio assunse nell’esodo, espressione della sua presenza liberatrice tra Gesù ed il Padre (Ex 3,15). La ripetuta affermazione IO SONO rivela la profonda identità tra Gesù ed il Padre. Il volto di Dio rifulge in Gesù di Nazaret: “Chi vede me, vede il Padre!” (Gv 14,9)
6. Preghiera: Salmo 117 (116)
Un riassunto della bibbia in una preghiera
Alleluia.
Lodate il Signore, popoli tutti,
voi tutte, nazioni, dategli gloria;
perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura in eterno.
7. Orazione Finale
Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.
LECTIO DIVINA
Domenica, 15 Marzo, 2020
Tempo di Quaresima III Domenica
Lectio Divina:
Giovanni 4,5-42
Orazione iniziale
Signore Gesù, invia il tuo Spirito, affinché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con cui Tu la leggesti ai discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu gli aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna a morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella Creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e nei sofferenti. La tua parola ci orienti affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo lo chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre ed inviato il tuo Spirito. Amen.
Lettura
a) Una chiave di lettura:
Il testo descrive il dialogo tra Gesù e la Samaritana. Dialogo molto umano, che dimostra come Gesù si relazionasse con le persone e come egli stesso apprendesse e si arricchisse parlando con gli altri. Durante la lettura, cerca di prestare attenzione a quello che più ti sorprende nell’atteggiamento tanto di Gesù quanto della Samaritana.
b) Una divisione del testo per aiutare la lettura:
Gv 4,5-6: Crea lo scenario dove si realizza il dialogo
Gv 4,7-26: Descrive il dialogo tra Gesù e la Samaritana
7-15: circa l’acqua e la sete
16-18: circa il marito e la famiglia
19-25: circa la religione e il luogo dell’adorazione
Gv 4,27-30: Descrive il risultato del dialogo nella persona della Samaritana
Gv 4,31-38: Descrive il risultato del dialogo nella persona di Gesù
Gv 4,39-42: Descrive il risultato della missione di Gesù nella Samarìa
c) Il testo:
5-6: In quel tempo, Gesù giunse ad una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno.
7-15: Arrivò intanto una donna di Samarìa ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli, infatti, erano andati in città a far provvista di cibo. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei, infatti, non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qua ad attingere acqua».
16-18: Le disse: «Va a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; infatti, hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
19-26: Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».
27-30: In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?». La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
31-38: Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbi, mangia». Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. Qui, infatti, si realizza il detto: uno semina e uno miete. Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro».
39-42: Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Alcune domande
per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.
a) Che cosa ha attirato di più la tua attenzione nell’atteggiamento avuto da Gesù durante il dialogo con la Samaritana?
b) Che cosa chiama di più la tua attenzione sull’atteggiamento della Samaritana durante il dialogo con Gesù? Che influenza ha avuto lei su Gesù?
c) Dove, nell’Antico Testamento, l’acqua è associata al dono della vita e al dono dello Spirito Santo?
d) In quali punti l'atteggiamento del dialogo di Gesù mi interroga, provoca o critica?
e) La Samaritana ha trascinato l’argomento verso la religione. Se tu potessi trovare Gesù e parlare con lui, quale argomento vorresti trattare con lui? Perché?
Una chiave di lettura
per quelli che vogliono approfondire di più l’argomento.
a) Il simbolismo dell’acqua:
* Gesù usa la parola acqua, in due sensi: in senso materiale, normale, dell’acqua che disseta, e in senso simbolico dell’acqua come sorgente di vita e dono dello Spirito. Ovvero, Gesù usa un linguaggio che le persone capiscono e che, allo stesso tempo, risveglia in loro la volontà di approfondire e di scoprire un senso più profondo della vita.
* L’uso simbolico dell’acqua ha la sua radice nella tradizione dell’Antico Testamento, dove è frequente la mistica dell’acqua come simbolo dell’azione dello Spirito di Dio nelle persone. Geremia, per esempio, oppone l’acqua viva della sorgente all’acqua della cisterna (Ger 2,13). Cisterna, quanta più acqua tu attingi, tanto meno acqua avrai. Sorgente, quanta più acqua tu attingi tanta più acqua avrai. Altri testi dell’Antico Testamento: Is 12,3; 49,10; 55,1; Ez 47,1-3, ecc. Gesù conosce le tradizioni del suo popolo e su di esse si appoggia nella conversazione con la Samaritana. Suggerendo il senso simbolico dell’acqua, evoca in lei (e nei lettori e lettrici) tutto un insieme di episodi e frasi dell’Antico Testamento.
b) Il dialogo tra Gesù e la Samaritana:
* Gesù trova la Samaritana vicino al pozzo, luogo tradizionale per gli incontri e le conversazioni (Gn 24,10-27; 29,1-14). Egli parte dalla necessità molto concreta della sua propria sete e fa' in modo che la donna si senta necessaria e serva. Gesù si fa' bisognoso di lei. Dalla domanda egli fa si che la Samaritana possa scoprire che Gesù dipende da lei per risolvere il problema della sua sete. Gesù risveglia in lei il gusto di aiutare e servire.
* Il dialogo di Gesù con la Samaritana ha due livelli.
(i) Il livello superficiale, nel senso materiale dell’acqua che disseta le persone, e del senso normale di marito come padre di famiglia. In questo livello, la conversazione è tesa e difficile, e non ha continuità. Chi ne trae vantaggio è la Samaritana. All'inizio, Gesù ha tentato un incontro con lei attraverso la porta del lavoro giornaliero (prendere acqua), ma non vi è riuscito. Poi, ha tentato per la porta della famiglia (chiamare il marito), e non ha avuto risultato. Finalmente, la Samaritana ha preso l’argomento della religione (luogo dell’adorazione). Gesù è riuscito ad entrare per la porta che lei ha aperto.
(ii) Il livello profondo, nel senso simbolico dell’acqua come immagine della vita nuova portata da Gesù e del marito come simbolo dell’unione di Dio con il suo popolo. A questo livello, la conversazione ha una continuità perfetta. Dopo aver rivelato che lui stesso, Gesù, offre l’acqua della vita nuova, dice: "Va a chiamare tuo marito e poi ritorna qui!". Nel passato, i samaritani hanno avuto cinque mariti, idoli, legati ai cinque popoli che furono portati verso quel luogo dal re di Assiria (2Re 17,30-31). Il sesto marito, quello che aveva adesso, non era quello vero: "quello che hai ora non è tuo marito!" (Gv 4,18). Non realizzava il desiderio più profondo del popolo: l’unione con Dio, come marito che si unisce alla sua sposa (Is 62,5; 54,5). Il vero marito, il settimo, è Gesù, come fu promesso da Osea: "E ti farò mia sposa per sempre; e ti farò mia sposa in un connubio di giustizia, di giudizio, di pietà e di misericordia. E ti farò mia sposa fedele, e riconoscerai che sono io il Signore!" (Os 2,21-22). Gesù è lo sposo che è arrivato (Mc 2,19) per portare la vita nuova alla donna che lo ha cercato tutta la vita e, fino adesso, non lo aveva trovato. Se il popolo accetta Gesù come "sposo", avrà accesso a Dio ovunque sia, tanto in spirito che in verità (vv. 23-24).
* Gesù dichiarò la sua sete alla Samaritana, ma lui non prese l'acqua. Segno che la sua sete era simbolica ed aveva a che fare con la sua missione; la sete di realizzare la volontà del Padre (Gv 4,34). Questa sete è tuttora presente in lui, e lo sarà per tutta la vita, fino alla morte. Nell’ora della morte lui dice: "Ho sete!" (Gv 19,28). Dichiara la sete per l’ultima volta, e cosi può dire: "Tutto è compiuto!" Poi chinato il capo rese lo spirito (Gv 19,30). Realizzò sua missione.
c) Il rilievo della donna nel Vangelo di Giovanni:
* Nel vangelo di Giovanni, le donne sono messe in rilievo in sette momenti, decisivi per la divulgazione della Buona Novella. A loro si attribuiscono funzioni e missioni, alcune delle quali, negli altri vangeli, sono attribuite agli uomini:
- Alle nozze di Cana, la Madre di Gesù riconosce i limiti dell’Antico Testamento e ribadisce la legge maggiore del Vangelo: "Fate tutto quello che vi dirà" (Gv 2,1-11).
- La Samaritana è la prima persona a ricevere da Gesù il più grande segreto, cioè che lui è il Messia: "Sono io, che ti parlo" (Gv 4,26). E lei diviene l’evangelizzatrice della Samarìa (Gv 4,28-30.39-42).
- La donna, chiamata adultera, nell’ora di essere perdonata da Gesù, diviene giudice della società patriarcale (o del potere maschile) che la voleva condannare (Gv 8,1-11).
- Negli altri vangeli è Pietro che fa la solenne professione di fede in Gesù (Mt 16,16; Mc 8,29; Lc 9,20). Nel vangelo di Giovanni, chi fa la solenne professione di fede è Marta, sorella di Maria e Lazzaro (Gv 11,27).
- Maria, sorella di Marta, unse i piedi di Gesù per il giorno della sua sepoltura (Gv 12,7). In quel tempo, chi moriva in croce non aveva sepoltura né poteva essere imbalsamato. Per questo, Maria anticipò l'unzione del corpo di Gesù. Questo significa che lei accettava Gesù come il Messia-Servo che doveva morire in croce. Pietro non accettava Gesù come Messia-Servo (Gv 13,8) e cercò di dissuaderlo (Mt 16,22). Così, Maria è presentata come modello per gli altri discepoli.
- Ai piedi della croce: "Donna, ecco tuo figlio!" - "Ecco tua madre!" (Gv 19,25-27). Nasce la Chiesa, ai piedi della croce. Maria è il modello della comunità cristiana.
- La Maddalena deve annunciare la Buona Novella ai fratelli (Gv 20,11-18). Lei riceve un ordine senza il quale tutti gli altri ordini dati agli apostoli non avrebbero forza né valore.
* La Madre di Gesù appare due volte nel vangelo di Giovanni: all’inizio, nelle nozze di Cana (Gv 2,1-5), e alla fine, ai piedi della croce (Gv 19,25-27). Nei due casi lei rappresenta l’Antico Testamento che attende l’arrivo del Nuovo e, nei due casi, contribuisce affinché il Nuovo possa arrivare. Maria è l’anello di congiunzione tra quello che c'era prima e quello che sarebbe venuto poi. A Cana, è lei, la madre di Gesù, simbolo dell’Antico Testamento, che percepisce i limiti dell’Antico e fa’ i passi perché il Nuovo possa arrivare. Nell’ora della morte, è la Madre di Gesù, che accoglie il "Discepolo Amato". Qui, il Discepolo Amato è la nuova Comunità che è cresciuta intorno a Gesù. È il figlio che è nato dall’Antico Testamento. Su richiesta di Gesù, il figlio, il Nuovo Testamento, accoglie la Madre, l’Antico Testamento, nella sua casa. I due devono camminare insieme. Poiché il Nuovo non può essere capito senza l’Antico. Sarebbe un edificio senza fondamenta. E l’Antico senza il Nuovo sarebbe incompleto. Sarebbe un albero senza frutti.
Salmo 19 (18)
Dio dialoga con noi per mezzo della Natura e della Bibbia
I cieli narrano la gloria di Dio,
e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.
Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.
Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.
Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.
Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l'altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.
La legge del Signore è perfetta, rinfranca l'anima;
la testimonianza del Signore è verace, rende saggio il semplice.
Gli ordini del Signore sono giusti, fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi.
Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,
più preziosi dell'oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.
Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.
Anche dall'orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.
Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.
Orazione Finale
Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua parola che ci ha fatto comprendere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello, che la Tua Parola ci ha mostrato. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola, Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.
LECTIO DIVINA
Giovedì, 13 Giugno, 2019
Tempo ordinario
Lectio Divina: Matteo 5,20-26
1) Preghiera
O Dio, sorgente di ogni bene,
ispiraci propositi giusti e santi
e donaci il tuo aiuto,
perché possiamo attuarli nella nostra vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
2) Lettura del Vangelo
Dal Vangelo secondo Matteo 5,20-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!”
3) Riflessione
• Il testo del vangelo di oggi è collocato in un’unità più grande: Mt 5,20 fino a Mt 5,48. In essa Matteo ci mostra come Gesù interpretava e spiegava la Legge di Dio. Cinque volte ripete la frase: "Avete inteso che fu detto agli antichi, ma io vi dico!" (Mt 5,21.27.33.38.43). Secondo alcuni farisei, Gesù stava eliminando la legge. Ma era esattamente il contrario. Lui diceva. “Non pensate che sono venuto ad abolire la Legge ed i Profeti. Non sono venuto ad abolire, ma a completare. (Mt 5,17). Dinanzi alla Legge di Mosè, Gesù ha un atteggiamento di rottura e di continuità. Rompe con le interpretazioni sbagliate che si rinchiudevano nella prigione della lettera, ma riafferma in modo categorico l’obiettivo ultimo della legge: raggiungere la giustizia maggiore, che è l’Amore.
• Nelle comunità per le quali Matteo scrive il suo vangelo c’erano opinioni diverse rispetto alla Legge di Mosè. Per alcuni, non aveva più senso, per altri doveva essere osservata fino ai minimi dettagli. Per questo, c’erano molti conflitti e litigi. Alcuni dicevano degli altri che erano imbecilli ed idioti. Matteo cerca di aiutare i due gruppi a capire meglio il vero senso della Legge e presenta alcuni consigli di Gesù per aiutare a affrontare e superare i conflitti che sorgono nel seno della famiglia e nella comunità.
• Matteo 5,20: La vostra giustizia deve superare quella dei farisei. Questo primo verso dà la chiave generale di tutto ciò che segue in Mt 5,20-48. L’evangelista indica alle comunità come devono praticare la giustizia più grande che supera la giustizia degli scribi e dei farisei e che porterà all’osservanza piena della legge. Poi, dopo questa chiave generale sulla giustizia più grande, Matteo cita cinque esempi ben concreti di come praticare la Legge, in modo che la sua osservanza porti alla pratica perfetta dell’amore. Nel primo esempio del vangelo di oggi, Gesù rivela ciò che Dio voleva nel consegnare a Mosè il quinto comandamento: “Non uccidere!”
• Matteo 5,21-22: Non uccidere. “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio." (Es. 20,13) Per osservare pienamente questo quinto comandamento non basta evitare l’assassinio. Bisogna sradicare da dentro di sé tutto ciò che in un modo o nell’altro possa condurre all’assassinio, per esempio, l’ira, l’odio, il desiderio di vendetta, lo sfruttamento, etc. “chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio”. Ossia, chi si adira contro il fratello, merita già lo stesso castigo di condanna dal tribunale che, secondo l’antica legge, era riservato all’assassino! E Gesù va molto più lontano. Vuole sradicare la radice dell’assassinio: Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. Detto con altre parole, osservo veramente il comandamento "Non uccidere" se riesco a togliere dal mio cuore qualsiasi sentimento di ira che porta ad insultare il fratello. Cioè se giungo alla perfezione dell’amore.
• Matteo 5,23-24: Il culto perfetto voluto da Dio. “Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.” Per poter essere accettati da Dio, ed essere uniti a Lui, bisogna riconciliarsi con il fratello, con la sorella. Prima della distruzione del Tempio, nell’anno ‘70, quando i cristiani partecipavano ancora a pellegrinaggi a Gerusalemme per portare le loro offerte sull’altare del Tempio, loro ricordavano sempre questa frase di Gesù. Ora, negli anni 80, nel momento in cui Matteo scrive, il Tempio e l’Altare non esistevano più. La comunità stessa era passata ad essere il Tempio e l’Altare di Dio (1Cor 3,16).
• Matteo 5,25-26: Riconciliare. Uno dei punti su cui maggiormente insiste il vangelo di Matteo è la riconciliazione, poiché nelle comunità di quell’epoca c’erano molte tensioni tra i gruppi con tendenze diverse, senza dialogo. Nessuno voleva cedere dinanzi all’altro. Matteo illumina questa situazione con parole di Gesù sulla riconciliazione che richiedono accoglienza e comprensione. Poiché l’unico peccato che Dio non riesce a perdonare è la nostra mancanza di perdono agli altri (Mt 6,14). Per questo, cerca la riconciliazione, prima che sia troppo tardi!
• L’ideale della giustizia più grande. Per cinque volte, Gesù cita un comandamento o un’usanza dell’antica legge: Non uccidere (Mt 5,21), Non commettere adulterio (Mt 5,27), Non giurare il falso (Mt 5,33), Occhio per occhio, dente per dente Mt 5,38), Amare il prossimo e odiare il nemico (Mt 5,43). E per cinque volte, critica il modo antico di osservare questi comandamenti ed indica un cammino nuovo per raggiungere la giustizia, l’obiettivo della legge (Mt 5,22-26; 5, 28-32; 5,34-37; 5,39-42; 5,44-48). La parola Giustizia è presente sette volte nel Vangelo di Matteo (Mt 3,15; 5,6.10.20; 6,1.33; 21,32). L’ideale religioso dei giudei dell’epoca era "essere giusti davanti a Dio". I farisei insegnavano: "La persona raggiunge la giustizia davanti a Dio quando osserva tutte le norme della legge in tutti i suoi dettagli!" Questo insegnamento generava un’oppressione legalistica e produceva molte angosce alle persone di buona volontà, poiché era molto difficile che una persona potesse osservare tutte le norme (Rom 7,21-24). Per questo, Matteo raccoglie parole di Gesù sulla giustizia mostrando che porta a superare la giustizia dei farisei (Mt 5,20). Per Gesù, la giustizia non viene da ciò che faccio per Dio osservando la legge, ma da ciò che Dio fa per me, accogliendomi con amore, come un figlio, una figlia. Il nuovo ideale che Gesù propone è questo: "Essere perfetto come il Padre del cielo è perfetto!" (Mt 5,48). Ciò vuol dire: io sarò giusto davanti a Dio, se cerco di accogliere e perdonare le persone come Dio mi accoglie e mi perdona gratuitamente, malgrado i miei molti difetti e peccati.
4) Per un confronto personale
• Quali sono i conflitti più frequenti nella nostra famiglia? E nella nostra comunità? E’ facile la riconciliazione nella famiglia e nella comunità? Sì o no? Perché?
• I consigli di Gesù, come possono aiutarmi a migliorare i rapporti nell’ambito della nostra famiglia e della comunità?
5) Preghiera finale
Signore, tu visiti la terra e la disseti:
la ricolmi delle sue ricchezze.
Il fiume di Dio è gonfio di acque;
tu fai crescere il frumento per gli uomini. (Sal 64)